Il Crocifisso nelle aule tra ipocrisia e storia

Nelle aule dove insegno da oltre trent’anni non ci sono mai stati crocifissi, eppure il lavoro è stato svolto regolarmente, la didattica non ha subito rallentamenti. Posso affermare con tutta tranquillità che non abbiano sentito la mancanza.  Solo l’anno scorso, qualche studente spiritoso, conoscendo le mie idee, ha piazzato alle mie spalle un crocifisso particolare, da esposizione, con labbra vermiglie e dall’espressione non molto sofferente. Ancora è lì, nell’indifferenza di tutti; nessuno l’ha rimosso.

Un aspetto però è la tolleranza, un altro è il principio, il rispetto delle regole democratiche. In un luogo pubblico di un’Istituzione laica (aula scolastica o tribunale) l’esposizione di simboli religiosi di una parte della popolazione comporta un’inevitabile prevaricazione sulla parte restante. Il cattolico, l’ebreo, il musulmano, il buddista, l’ateo, potrebbero rivendicare, in virtù del principio di uguaglianza dei cittadini, l’esposizione dei propri simboli religiosi, trasformando il luogo pubblico in terra di conquista, lotta per la supremazia di una singola confessione religiosa, minando la convivenza civile e la coesistenza pacifica. La sentenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo va proprio in questa direzione, stabilisce che “la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche è una violazione della libertà dei genitori di educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni”. Una sentenza lungimirante, di civiltà giuridica, che esalta l’uguaglianza dei cittadini a principio universale , in armonia con l’art. 3 della Costituzione Italiana e con i caratteri fondamentali del cristianesimo. La fede è un sentimento privato e, come tale, da esprimere nella sfera privata e nei luoghi di culto, nella piena libertà e nel massimo rispetto. Gli integralisti invece non si accontentano della propria libertà di fede, la vogliono imporre al resto della società, marcando il terreno e restringendo gli spazi pubblici. Le preghiere nelle stazioni ferroviarie, nelle piazze o negli spazi condominiali, da parte di gruppi musulmani, così come la celebrazione di messe cattoliche nelle scuole pubbliche, esprimono un’unica tendenza: occupare quel poco che rimane di suolo pubblico, allungare i tentacoli del credo religioso sulle Istituzioni laiche del nostro Paese. Lo spazio pubblico è un bene di tutti, è simile ad una grande parete bianca, incontaminata. Chiunque può attraversarla con la fantasia in lungo e largo senza mai occuparla. Quando qualcuno inizia a tracciare un segno, deporre un simbolo, circoscrivere un’area, quell’estensione, quantunque immensa, finirà per esaurirsi e addio bene comune. Gli intransigenti difensori della croce hanno gridato allo scandalo, intravedendo, in quella sentenza, una forma di apertura alla religione musulmana, una tremenda paura per lo scricchiolio della morale cattolica consolidata nei vari paesi europei. La difesa del crocifisso, ironia della storia, viene proprio da chi ha violentato i principi del cristianesimo profetico (come lo definisce Vito Mancuso) di uguaglianza e fratellanza, ieri come oggi. E’ stato infatti il fascismo ad imporre il simbolo nelle scuole elementari, come arredo scolastico, al pari di una lavagna o di un attaccapanni, con il R.D. n. 1297 del 26.04.1928, art. 119 (all. tab. C) e R.D. n.965 del 30.04.1924, art. 118; quel fascismo che ha tolto la libertà ed imposto le leggi razziali. E’ oggi la Lega a reagire in modo scomposto, dopo aver proposto leggi dai contenuti squisitamente razzisti, introducendo il reato di clandestinità, imponendo l’allontanamento degli immigrati sulle carrette del mare senza neanche verificare l’esistenza dei diritti di asilo politico. “Ero pellegrino e non mi avete ospitato” avrebbe detto Gesù (Mt XXV,43)
Sono i vescovi che hanno chiamato assassino Beppino Englaro, un padre distrutto dal dolore, che ha cercato di porre fine all’atroce sofferenza della figlia Eluana; sono sempre loro che pontificano sulla vita e sulla morte delle persone, escludendo i diretti interessati dal destino della propria vita.
E’ il Presidente del Consiglio che ha prodotto 18 leggi ad personam (una in itinere) per sottrarsi alla giustizia, quando Gesù non solo si è fatto interrogare ma ha risposto a tutte le domande dei giudici (quelli si politicizzati). Sono alcuni docenti di religione che si scandalizzano dell’uguaglianza richiamata dalla sentenza, loro che godono di un particolare privilegio: vengono nominati dal vescovo e pagati dallo Stato Laico. Gesù si rivolta nella tomba per tanta ipocrisia e “tornerebbe volentieri” col bastone a scacciare dal Tempio i farisei moderni.
Ma importante è rispettare la forma della morale cattolica, i simboli da esporre. Se poi i ragazzi si esprimono con due bestemmie ogni tre parole, poco importa. Se nelle nuove generazioni emergono atteggiamenti razzisti, pazienza, la colpa è degli extracomunitari che invadono il nostro territorio e suscitano tali reazioni. Per rigettare la sentenza della Corte è stata invocata la tradizione culturale, dalle radici cristiane del nostro Paese. Si tratta, ovviamente, di una forzatura cattolica, avendo l’Italia, similmente all’Europa, molte radici: greco-romana, cristiana, rinascimentale, illuministica, patriottica-risorgimentale, massonica e anticlericale. Si tratta di individuare, con obiettività e onestà intellettuale, i maggiori e minori contributi, gli aspetti positivi e negativi, gli impulsi al progresso o al regresso, forniti dalle molteplici tradizioni culturali. Tra queste si può annoverare quella cristiano-cattolica ma nell’accezione negativa, come negazione dello sviluppo scientifico, come più alto contributo di sangue, come limitazione del libero pensiero, fermo restando l’alto contenuto etico del messaggio di Gesù, o di Giovanni il Nazireo, come sostiene lo storico Emilio Salsi.