Il mistero di Dio

Dio Horo dell'antico Egitto
L’uomo è più vecchio di Dio, molto più vecchio, oltre cento volte più vecchio. Tutte le divinità e i loro adepti devono rispetto all’uomo, tanto rispetto al padre che li ha generati.
La discussione intorno alla figura di Dio andrebbe avviata, a mio avviso, iniziando dai suoi dati anagrafici: luogo e data di nascita, come del resto si fa con qualsiasi personaggio storico, importante o meno che sia, per inquadrarlo correttamente nell’ambiente sociale, storico ed economico. Dio nasce nella mente degli uomini preistorici circa 50 mila anni fa (volendo essere espansivi con il mondo religioso) nel paleolitico superiore, come idea allo stato embrionale, come senso di stupore, paura e manifestazione di atteggiamenti misteriosi nei confronti della morte. I nostri antenati, con l’inizio dell’inumazione nelle tombe, depositavano in esse, quale corredo del defunto, una serie di oggetti: monili, denti di animali, conchiglie, palline di ocra, arnesi da caccia, immaginando la continuità della vita in un misterioso aldilà.

Dio nasce e si sviluppa dal sentimento di paura e dal terrore della morte, un vero trauma non solo per i nostri progenitori ma anche per molti uomini del presente. Nei rapporti con la natura l’uomo primitivo esprime invece forme di vitalità senza panico, riproduce fedelmente le scene reali della vita. E’ quello che succede 30-10 mila anni a.c. con la pittura rupestre. Vengono raffigurati nelle grotte animali e scene di caccia, con una simbologia che fa pensare a riti propiziatori di una buona caccia (grotta del Lascaux, Francia). Questo legame molto forte con la natura, con gli animali in particolare, che costituivano una preziosa fonte di cibo (gazzelle, bisonti, ecc.) venne via via ideologizzato fino ad una vera e propria venerazione.
Nel neolitico (10 mila anni a.c.) la vita diventa stanziale in grandi aree (Europa Asia) e l’attenzione viene rivolta alla terra da cui provengono i prodotti del sostentamento. La terra genera la vita. La terra è madre come la donna che genera la prole. Vengono riprodotte statuette d’argilla con grossi seni e fianchi abbondanti . Nasce il culto della fertilità, un Dio al femminile che verrà invocato e pregato affinché produca abbondanza di messe e crescita di animali. Con la suddivisione del lavoro subentra la società patriarcale e le divinità al maschile, che si differenziano in virtù del potere sociale dei governanti. Il Dio dell’antico Egitto (III-I millennio a.c.) o meglio le numerose divinità, sono animali, piante e addirittura pietre. Vengono venerati serpenti, coccodrilli, arieti, gatti e scarabei. Il Dio più potente è Horo, raffigurato con un uomo dalla testa di falco e disco solare, emanazione del potere del faraone.
Nella Mesopotamia (III - I millennio a.c.) vengono elencati ben 1970 nomi divini, tra cui: Enlil (Dio dei fenomeni atmosferici), Enki (Dio delle acque sotterranee), An (Dio del cielo), Utu (Dio del sole), Nanna (Dio della luna), Inanna o Ishtar (Dea della stella Venere).
Nell’Anatolia (attuale Turchia, II - I millennio a.c.) si contano un migliaio di divinità, divisi per gerarchia (superi ed inferi), per sesso, per area geografica, per città. Spiccano le divinità cosmiche, dei fenomeni atmosferici: Katahha (Dea madre), Estan (Dio Sole), Saru (Dio della tempesta) ed ancora permane Istar (Dea dell’amore). Vi è traccia dello Zoomorfismo (divinità collegate agli animali, in particolare al toro e al cervo) nel III millennio a.c. Interessante notare come ad alcune divinità vengano attribuite attività e desideri sessuali (la mente inizia a sbizzarrirsi). Kumarbi (il coppiere del dio celeste) si accoppia con la roccia e dal rapporto nasce il “mostro di pietra”; la dea Ishtar viene sedotta da Hullicummi e da Hedammu; la stessa Ishtar subisce un tentativo di violenza da parte del monte Pisaisa (provate ad immaginare l’organo sessuale della montagna). Non mancano accoppiamenti tra divinità, uomini e animali. In un racconto il dio Sole viene attratto da una vacca; si traveste da uomo e si unisce amorosamente con l’animale (c’era, evidentemente, carestia di sesso tra le divinità).
Le divinità si “avvicinano” sempre di più agli uomini e vengono loro conferiti poteri straordinari: diventano giudici del comportamento umano, comminano pene in virtù delle “colpe”, inviano pestilenze che uccidono una moltitudine di persone (la pestilenza del XVI secolo a.c. che colpì gli Ittiti). Gli uomini per placare le ire degli dei offrono sacrifici e, tra questi, anche esseri umani, successivamente sostituiti con animali.
Gli dei dell’antica Grecia (VII secolo a.c.) assomigliano agli uomini ma sono immortali. Vivono nell’Olimpo (la montagna più alta) senza lavorare: banchettano con le offerte dei mortali, svolgono attività sessuale, anche incestuosa con madri, figlie e sorelle. Quando le offerte ed i sacrifici in loro onore risultano carenti, rinfrescano la memoria ai mortali lanciando fulmini e saette. Un paragone calzante con i moderni usurai che tengono sotto scacco la società civile di intere regioni italiane. Ed arriviamo al Dio unico ebraico, cristiano, musulmano. E qui bisogna stare attenti anche all’uso delle parole per non finire nella sfera del vilipendio, o peggio ancora sulla forca (in Iran vige la pena di morte per apostasia). Queste religioni monoteiste sono accomunate da alcuni lineamenti, tra cui spiccano: maschilismo, sessuofobia, schiavismo. Il Dio del vecchio testamento ha le sembianze umane: parla con Abramo e Mosè (possiede quindi le corde vocali). E’ vendicativo, alimenta l’odio, uccide i primogeniti degli egiziani, compresi gli animali. Chiede ad Abramo di uccidere l’unico figlio che possiede. Classifica gli animali (che lui stesso avrebbe creato) in puri ed impuri (povere bestie). Impone regole dappertutto, dai rapporti sociali, a quelli sessuali. Condanna a morte gli adulteri, gli omosessuali, chi si accoppia con gli animali (povero dio sole).
Il Dio del nuovo testamento è più misericordioso ma attento a nominarlo invano, verrai punito con le pene dell’inferno.
Il Dio islamico, che si esprime direttamente nel Corano, è ancora più rigido: condanna a morte le donne adultere, chiede espressamente di uccidere i miscredenti, impone con le minacce le sue regole. Guai a chi osa ironizzare su Allah e Corano. Salman Rusdie è stato condannato a morte da una Fatwa per il suo libro “Versetti Satanici”; il regista Theo Van Gogh è stato ucciso per aver denunciato l’oppressione delle donne islamiche; Hina Saleem è stata sgozzata dal padre perché voleva allontanarsi dalla “retta via dell’Islam” e come lei, centinaia e migliaia di donne. E le vignette satiriche sul quotidiano olandese, che scherzavano sulla figura di Maometto, ve le ricordate? Stavano provocando una guerra fra due nazioni. Questo è il punto di arrivo dell’evoluzione del pensiero religioso degli ultimi 5 mila anni. L’uomo ha costruito nella sua mente una figura che ha assunto forme diverse nel tempo: da testa di falco a potenza suprema universale. Ha permesso che questa figura immaginaria si impadronisse delle sue capacità mentali e lo rendesse completamente schiavo. Dalla libertà iniziale, anche se accompagnata dalla paura, è giunto all’annientamento totale della sua personalità, autocastrandosi, cedendo gradualmente la sua libertà fino a perderla del tutto, diventando “servo di Dio”, assassino in suo nome. Bella conquista! Speriamo nei prossimi 50 mila anni.