Lucrezio e la religione

Lucrezio inizia la riflessione sulla religione con un elogio al suo maestro Epicuro (L1, v 62).
“Mentre agli occhi di tutti, l’umanità trascinava sulla terra un’esistenza abbietta, schiacciata sotto il peso di una religione il cui volto, mostrandosi dall’alto delle regioni celesti, minacciava i mortali col suo aspetto, per primo un greco, un essere umano!, osò levare i suoi occhi mortali contro di lei e opporlesi. … Ha percorso tutta l’immensità dello spirito e del pensiero, per poi ritornare vittorioso e insegnarci quel che può nascere, quel che non può, infine le leggi che determinano il potere di ciascuna cosa secondo limiti invalicabili.

La religione è a sua volta rovesciata e messa sotto i piedi, e la nostra vittoria ci eleva fino alle stelle”. La minaccia viene proprio dall’alto dei cieli, dalle figure degli dei che gli uomini stessi hanno costruito, immaginato e posizionato oltre le nuvole (Olimpo). La paura della morte e il timore degli dei sono le cause del turbamento degli uomini. In parte, questa paura, viene alimentata dai racconti dei poeti religiosi (i profeti), che immaginano tante fantasticherie per sconvolgere la condotta della vita e turbare ogni gioia dei mortali. Ma “se gli uomini vedessero che c’è un limite fisso alle loro miserie, potrebbero in qualche modo tener testa alle superstizioni ed alle minacce di quei profeti. Ma non c’è nessuna maniera, nessun mezzo di resistervi se nella morte dobbiamo temere pene eterne”. (L1, v 107). Gli esseri umani fino a quando non riusciranno a liberarsi dal sonno che li tiene imprigionati e che fa vedere “creature già abbattute dalla morte e di cui la terra ricopre le ossa”, non potranno avere speranza. Lucrezio conosce bene la mitologia greca e romana, l’influenza degli dei sugli uomini. Stanno lì, nell’Olimpo, minacciosi, a ricattare e a pretendere dai mortali ogni sorta di obolo: dalle preghiere, ai sacrifici animali, a quelli umani. Sono irascibili, voluttuosi, vendicativi; non lavorano e vivono di rendita; combattono, fanno festa, musica, bevono in abbondanza e “ridono sgangheratamente del fabbro zoppo che li serve”. Scagliano saette e fulmini contro le persone che non pagano. Hanno poco da invidiare ai moderni capi mafiosi che riscuotono il pizzo con le stesse tecniche. Evidentemente era la massima aspirazione di una aristocrazia conquistatrice, degli eroi omerici che vedevano nelle divinità la proiezione ideale delle loro gesta. Non può esistere la felicità per gli uomini se essi non riusciranno a liberarsi dalla paura della morte e dal timore degli dei. La felicità viene intesa alla maniera del maestro, non come forma di lascivia, vita sfrenata, dedita ad ogni sorta di passioni, ma come Aponia (assenza di dolore fisico) ed Atarassia (assenza di turbamento). La religione per Lucrezio è cieca ignoranza, ottundimento della ragione, che fa perdere l’acutezza della mente e di conseguenza la felicità della vita. E’ l’Oppio dei Popoli, come dirà Karl Marx, diciannove secoli più tardi. La religione oltre ad offuscare la chiara verità della ragione, si è macchiata di “atti empi e criminali”(L1, v 83). Cita la tragica sorte di Ifigenia in Aulide, dalla mitologia greca. Artemide, dea della caccia, è infuriata perché i greci avevano ucciso un cervo selvatico da lei protetto. Blocca con la bonaccia mille navi greche nel porto di Aulide, pronte a salpare alla volta di Troia. Per placare le ire della dea, secondo l’indovino, per propiziarsi i venti favorevoli, bisognava sacrificare Ifigenia, figlia di Agamennone e Clitennestra. Agamennone accetta il sacrificio della figlia, per l’ambizione di conquistare Troia e utilizza l’inganno per farla rientrare da Micene, promettendole di sposare il prode Achille. Secondo la versione di Euripide, nella tragedia omonima, Ifigenia viene graziata, portata in Tauride (l’attuale Crimea) e al suo posto viene sacrificata una cerva. “A tali crimini ha potuto persuadere la religione”(L1, v 101): spingere i padri ad uccidere i figli. La teogonia greca è ricca di storie di ordinaria incestuosità e crimini di famiglia. Crono evira il padre Urano, con un falcetto e getta i testicoli in mare; si impadronisce del trono e sposa la sorella Rea. Per evitare che i figli, a loro volta, potessero detronizzarlo, li divorava appena partoriti. L’ultimo generato è Zeus, che viene salvato dalla madre, gettandolo nel fiume Neda, affidandolo alla madre terra e sostituendo nelle sue fasce una pietra, per il pasto di Crono. Nella Bibbia ebraiaa, (Genesi - XXII, 2) Dio chiede ad Abramo di sacrificare l’unico figlio Isacco, per provare la sua fedeltà; la richiesta omicida si ripete anche nelle sacre scritture. I sacrifici umani erano praticati anche dai romani. Tito Livio cita la battaglia di Canne (216 a.c.) in cui Annibale sconfisse i romani e questi ultimi, per propiziarsi gli dei, seppellirono vivi un gallo e una galla, un greco ed una greca. “O miserabile spirito degli uomini! O cuore cieco! In quali tenebre, in quali pericoli trascorre quel breve istante ch’è la vita! Non sentite quel che grida la natura? Reclama forse altra cosa che l’assenza di dolore per il corpo e una sensazione di benessere, senza inquietudini e timori, per lo spirito?(L II, v 15) Tutta la nostra vita si dibatte nell’oscurità: simili ai bambini che tremano e si impauriscono di tutto nelle tenebre cieche, noi, in piena luce, spesso temiamo pericoli tanto poco terribili quanto quelli che l’immaginazione teme e crede di vedere avvicinarsi (L1, v53). La strada da percorrere, per incamminarsi sul cammino della felicità, per dissolvere le paure dalle superstizioni e dalla religione è la conoscenza delle leggi della natura, l’ unica che ci può sollevare fino al cielo. “Questi terrori, queste tenebre dello spirito, li devono dissipare non i raggi del sole, non i dardi luminosi del giorno ma lo studio della natura e la sua comprensione. Se il timore tiene ora asserviti tutti i mortali, è perché vedono compiersi sulla terra e nel cielo fenomeni di cui non sanno in alcun modo scorgere le cause e che attribuiscono alla potenza divina (L1, v 146). Quando avremo visto che nulla può essere creato dal nulla, potremo poi meglio scoprire l’oggetto delle nostre ricerche e .. come tutto si compia senza l’intervento degli dei (L1, v 154).