La lapidazione di Aisha Ibrahim - Chisimaio, Somalia: 27.10.2008

E’ stata lapidata la ragazza somala di 23 anni, accusata di adulterio, ma secondo Amnesty International la giovane aveva solo 13 anni.
Il tribunale islamico ha applicato rigorosamente il codice penale che prevede “per la lapidazione, pietre non troppo grosse da uccidere il condannato al primo o secondo colpo, né tanto piccole da provocare una lunga agonia”.

La lapidazione è prevista dalla Sharia (legge islamica, in molti paesi: Algeria, Iran, Afghanistan, Somalia) nei casi di: adulterio, bestemmia e apostasia. Ma anche il corano prevede la pena di morte (morte per fame) per le cosiddette “azioni infami”( Shura IV,15 - Le Donne): ”Se le vostre donne avranno commesso azioni infami, portate contro di loro quattro testimoni dei vostri. E se essi testimonieranno, confinate quelle donne in casa finché non sopraggiunga la morte o Allah apra loro una via d’uscita.
Le azioni infami sono la lapidazione e tutte le pene inflitte nel nome della religione, nel nome di un dio immaginario, nel nome della morale. Utilizziamo tutte le nostre forze, la nostra cultura, la nostra civiltà per attivare le organizzazioni internazionali, gli stati democratici laici del pianeta affinché si ponga fine a questa orrenda barbarie. Non permettiamo che in nessun paese al mondo la "legge religiosa" si trasformi in legge dello stato: sarebbe “la morte della ragione”.